martedì, 01 luglio 2008

  

 

È stata annunciata dalla Marvel, in uscita ad agosto, la miniserie Venom: Dark Origins. Della sua realizzazione si occuperanno lo sceneggiatore Zeb Wells, già nel Brain Trust a lavoro su Brand New Day, e il disegnatore Angel Medina (Spectacular Spider-Man).

Come dichiara lo stesso Wells a Newsarama, la serie si concentrerà, come da titolo, sull’origine del villain. In particolare, si andrà alla ricerca delle radici di Eddie Brock e di ciò che lo ha portato a trasformarsi in un mostro sanguinario. Si vedrà quindi come già prima del suo incontro con il simbionte alieno, Eddie fosse portato a “giocare scorretto” pur di ottenere certi risultati, in particolar modo l’approvazione e l’ammirazione generale. In seguito, quando questi risultati gli sfuggiranno di mano nel caso del Mangiapeccati, e dopo il suo incontro con il simbione, Eddie riverserà tutta la sua frustrazione sull’Uomo Ragno.

Come si vede, e come dichiara lo stesso Wells, la miniserie sarà più che altro un approfondimento dell’origine classica del personaggio. In questa stessa logica, lo sceneggiatore tralascerà diversi elementi emersi nelle storie successive che si andavano a innestare nell’origine di Venom (come il fatto che il simbionte fosse attratto dall’adrenalina prodotta dal tumore di Brock, elemento apparso in una storia di Paul Jenkins): l’unica ragione per cui Venom nasce è il comune odio verso l’Uomo Ragno che unisce Eddie Brock al simbionte. Una sorta di ritorno alle basi del personaggio, che vedrà l’intervento del Mangiapeccati, del padre e della moglie di Eddie, di Mary Jane… e della famiglia del simbionte. La miniserie sarà del tutto slegata al recente ritorno di Venom sulle pagine di Amazing Spider-Man nella saga “New Ways to Die”.

Infine, Wells si dichiara interessato a eventuali e analoghe operazioni di “ritorno alle origini” per altri villain, in particolare quelli classici del periodo di Stan Lee e Steve Ditko: “Tutte quelle perfette origini sono là… perfettamente raccontante in una singola pagina, ma che contiene abbastanza spunti da supportare una miniserie”.
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categoria:cultura, fumetti, attualità
domenica, 29 giugno 2008

In attesa dell'uscita dell'uscita del film con Angelina Jolie, ho deciso di recuperarmi il graphic novel scritto da Mark Millar e disegnato da J.G. Jones.

Il fumetto è molto divertente e trasgressivo e tratta di uno sfigato di nome Wesly Gibson che tutto d'un tratto scopre non solo di essere il figlio di uno dei più bravi killer del mondo ma che dal 1986 il mondo è comandato dai supercriminali, che dopo aver sconfitto tutti i supereroi se lo sono diviso. Da qui, praticamente per Wesly si apre un nuovo mondo, fatto di sopprusi, violenza e sesso. In tutta questa bolgia lui dovrà scoprire chi ha ucciso il genitore.

L'idea è sicuramente molto interessante, i disegni molto belli con un uso molto accorto del chiaroscuro. La pecca più grande è forse il fatto che la storia doveva avere un respiro più ampio, mentre si vede, soprattutto nel finale, un po' di rafazzonatura. Comunque nel complesso il giudizio è molto positivo e vi consiglio di leggerlo se non l'avete ancora fatto

Dopo la lettura del fumetto, sono aumentati i miei dubbi sul film, in quanto ho delle grosse difficoltà a pensare che la storia non sia stata fortemente rimaneggiata e quindi privata della sua originalità. Comunque ancora pochi giorni e poi potremo scoprirlo. 

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categoria:cultura, film, fumetti, attualità
sabato, 28 giugno 2008

Pubblico l'interessante intervista pubblicata sul sito della Bonelli all'autore di Magico Vento e Volto Nascosto. Parla dei programmi futuri delle due serie e di succose novità.

Giunto a due terzi del suo cammino editoriale, Volto Nascosto è nel cuore dell'avventura e sta per raggiungere il culmine della sua parabola narrativa. Quello che Gianfranco Manfredi (creatore della mini-serie) sta raccontando è forse il momento in cui finzione e realtà si mescolano maggiormente, con i personaggi di Ugo, Vittorio e lo stesso Volto Nascosto che stanno divenendo il vero e proprio motore della storia, in parte anche di quella con la "S" maiuscola. Abbiamo chiesto allo sceneggiatore e ideatore della collana di fare con noi un punto della situazione, scostando il sipario e sbirciando dietro alle quinte del presente e del futuro di Volto Nascosto.

Quanto è difficile raccontare questa serie rispettando gli eventi realmente accaduti e, contemporaneamente, facendo muovere i tuoi personaggi di fantasia in uno scenario così vincolato dalla realtà storica?

Non è facile, ma è quello che si fa in ogni romanzo d’avventura a sfondo storico. Richelieu e Mazarino erano personaggi storici e i tre moschettieri più uno, no. I personaggi di fantasia consentono di dare in sintesi e per eventi esemplari il sapore di un’epoca e il senso di certi avvenimenti che in un libro di storia devono invece essere raccontati in ordine, senza trascurare passaggi, dettagli, cause, interessi e soggetti in gioco. Inoltre, naturalmente protesi verso l’oggettività dei fatti, i libri di Storia spesso ci fanno apparire il passato come lontano e distante da noi, in un romanzo, invece, attraverso personaggi che il lettore può trovare straordinariamente simili ai suoi contemporanei, si può creare una sorta di corto circuito tra presente e passato, senza perciò usare la Storia solo come Costume, o risolverla in metafora, cosa che può portare a ricostruzioni di maniera e false come un’antica moneta riprodotta in plastica. Una moneta del genere la si può rimettere in circolazione come gioco o gadget e si può anche ricavarne profitto, però falsa era e falsa rimane.

Si sta per aprire l'arco narrativo finale di Volto Nascosto. Senza svelare troppo, cosa puoi anticiparci degli albi che ci aspettano nei prossimi mesi?

Ci saranno molte sorprese. E alla fine si potrà anche rileggere l’intera saga da capo, cogliendo cose che a un primo esame potevano sembrare puramente esornative e casuali e che invece già rivelavano il mistero. Questa infatti è una caratteristica tipica del mystery. Non è necessario che ci sia un cadavere e un detective perché ci sia mistero. Ma uno scrittore consapevole non deve mai barare al gioco occultando gli indizi e le prove, deve anzi mettere a disposizione del lettore tutte le tracce utili a svelare l’enigma, per poi sorprenderlo alla fine con una spiegazione che era lì, sotto gli occhi, per quanto dissimulata. Nei fugaci colloqui che ho avuto con i lettori, mi sono reso conto che nessuno l’ha ancora intravista questa soluzione. Peccato che a serie finita non ci sia un altro numero in cui pubblicare i commenti dei lettori, però spero di riceverne lo stesso e, di sicuro, risponderò a tutti personalmente.


Rispetto a una collana a lungo corso come Magico Vento, come ti sei trovato a lavorare su un racconto chiuso, con un preciso inizio, svolgimento e conclusione come Volto Nascosto?

Devo essere sincero? Meglio. Se si sa in anticipo come va a finire la storia, si può raccontarla in modo più equilibrato. Inoltre, in una serie a termine c’è un elemento di tensione in più, perché in teoria i protagonisti potrebbero anche morire.

 


Abbiamo già potuto ammirare diversi stili di disegno sulla serie, ma sappiamo che, da qui alla conclusione (che avverrà con il quattordicesimo episodio), vedremo nuovi nomi ai pennelli. Parlaci degli illustratori che animeranno le ultime sei avventure...

Giuseppe Matteoni, Ersin Burak, Alessandro Nespolino, Gigi Simeoni e Massimo Rotundo: alcuni di questi autori di uno o più episodi già pubblicati, altri alla loro prima comparsa sulle pagine di Volto Nascosto. Uno dei compiti più ardui che hanno dovuto affrontare è stato quello di visualizzare personaggi già caratterizzati in precedenza da altri. In una serie classica, questo è limitato ai protagonisti; nella nostra mini-serie, invece, il problema riguarda decine di personaggi che tornano durante tutto il corso della narrazione. Questo è stato il loro unico vincolo, per il resto credo che i disegnatori siano stati più che felici e liberi di affrontare scenari insoliti e molto vari, da episodio a episodio. Comunque, è limitato il numero degli ambienti che tornano. Le avventure dalla metà della serie in avanti, inoltre, sono molto più spettacolari, poiché si svolgono nel pieno della guerra. Dunque, cavalli, muli, cannoni, montagne, eserciti contrapposti, scontri a fuoco e all’arma bianca… c’è di tutto e di più, e i disegnatori hanno dato il meglio.

 

  


E dopo Volto Nascosto? Concentrerai tutta la tua attenzione su Magico Vento o hai già altri progetti nel cassetto?

Un’idea ce l’ho, voglio elaborarla con la necessaria calma, ma è già sufficientemente definita. Ho stabilito un certo percorso anche riguardo a Magico Vento che sta attraversando una fase di racconto molto importante perché si avvicina al momento della resa dei conti finale con Hogan, cui seguirà una nuova saga, simile a quella narrata per la guerra contro i Sioux, ma riguardante gli Apache e raccontata in modo assai diverso. Questo nuovo ciclo ho appena iniziato a scriverlo. Per il resto, mi rendo conto che questi sono anni di cambiamento, un cambiamento profondo che riguarda tutti i mezzi di comunicazione, e cerco dunque di attrezzarmi ad affrontarlo, imparando da chi ne sa più di me e che è disponibile a collaborare a percorsi editoriali rinnovati, perché non c’è nulla di peggio nel lavoro creativo che evitare di affrontare le sfide del proprio tempo. Per me, questo è sempre stato essenziale. Ho lavorato in molti campi: i dischi, e ora le case discografiche sono praticamente tramontate, il cinema, e se ne fa pochissimo in Italia, nonostante i segnali di risveglio, la televisione, e quella generalista al di là delle rituali polemiche che si scatenano in proposito, conta sempre meno rispetto ai canali satellitari e digitali e alle TV on-line, e infine la letteratura, dove si pubblica sempre di più e si legge sempre di meno, con quantitativi medi di vendita per singolo libro che calano di anno in anno, dilatando la forbice tra i pochi scrittori che vendono centinaia di migliaia (se non milioni) di copie, e i molti che rischiano di passare direttamente dalla tipografia al macero. Mi aspettavo, dunque, di attraversare gli stessi problemi con i fumetti, che grazie agli appassionati possono vantare una maggiore stabilità nel tempo consentendo, ad esempio, a delle serie di continuare per decenni, ma che non per questo sono immuni da momenti critici e da cambiamenti. Le svolte vanno affrontate con fiducia perché possono anche essere positive. D’altro canto se non le si affronta si finisce come gli elefanti al circo, in spettacoli allestiti con cura, per carità, ma dai quali non ci si possono certo attendere novità, se non altro perché gli elefanti quello sanno fare e quello continueranno a fare.

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categoria:cultura, fumetti, attualità
mercoledì, 25 giugno 2008

LASCIATE PERDERE!  State lontani da questo film! non solo è recitato malissimo, ma è doppiato ancora peggio e ha una sceneggiatura ridicola. E' veramente una cagata.

L'idea della storia di per sè non sarebbe neanche brutta, le piante che si ribellano agli uomini e rilasciano neurotossine che li fanno impazzire, ma è sviluppata talmente male che dopo dieci minuti inizi a tifare per le piante e sperare che muoiano tutti. Inoltre, Shyamalan (uno dei registi più sopravalutati del mondo), ha pensato bene di infilarci una specie di pistolotto newage per cui l'amore vince su tutto che rende il film ancora più stomachevole.

Evitatelo con cura. 

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categoria:cultura, film, attualità
mercoledì, 25 giugno 2008

Dopo la versione molto autorale diretta da Ang Lee qualche anno fa, eccoci al secondo film dedicato al gigante di giada. In questa seconda trasposizione non solo è cambiato il regista, stavolta alla macchina da presa troviamo Louis Leterrier, ma anche tutto il cast. Bruce Banner è infatti interpretato dal sempre ottimo Edward Norton, Betty Ross dalla splendida ma un po' timida Liv Tyler, Thunderbolt Ross da un bravissimo William Hurt e infine il cattivissimo Abominio da un incredibile Tim Roth.

Questa seconda puntata riprende in parte la storia del primo film, in quanto ritroviamo un Banner fuggiasco che si nasconde in una favelas brasiliana. La storia, eprò si discosta dal primo capitolo, in quanto lasciata da parte la vena autorale rientar nie più classici canoni del film d'azione. Questo film è figlio strettissimo della saga scritta da Bruce Jones e dai noi pubblicata dalla Panini qualche anno fa. Quel trittico di storie aveva fatto molto discutere i fan proprio perchè era quasi più una saga spionistica che non la classica storia di supereroi. Hulk non si vedeva o si intravedeva  appena, come d'altronde accade anche per tutto il primo tempo del film, e la storia era più incentrata sulla fuga di Banner che cerca in tutti i modi di liberarsi della sua maledizione. Non solo, proprio come nelle storie di Jones, Banner è in contatto con un altro scenziato che sembra volerlo aiutare, tale mister Blue (chissà chi sarà? Io ne sono venuto a Capo). Come in ogni blockbuster che si rispetti c'è anche un super cattivo, Abomino appunto.  L'idea, insomma, stuzzicherà parecchio i fan del fumetto, anche se bisogna dire che le discussioni sulla validità o meno di quella saga  furomno veramente tante, e vi fu una netta spaccatura tra chi, come al sottoscritto piacque molto, e chi invece la detestò profondamente. Tra  le chicche del film bisogna come al solito ricordare il cameo di Stan "the man" Lee e di un sempre ottimo Lou Ferrigno nel ruolo di una guardia. Alla fine del film, ma prima dei titoli di coda, comparsata di Tony Stark giusto per far aumentare la voglia per il film dei Vendicatori. State tranquilli ci vorrà ancora qualche anno.

Secondo me il film è valido, anche se non raggiunge i livelli di Iron Man. Devo dire però che in parte mi dispiace che il tentativo autorale di Ang Lee sia fallito, a me non era dispiaciuto. Questo film certamente è un classico film d'azione che viene bene per passare due ore di svago. Ve lo consiglio.

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categoria:cultura, film, fumetti, attualità
domenica, 15 giugno 2008

Nuovo album dei Coldplay, anticipato dai singoli Violet hill e l'omonimo Viva la vida, è il quarto album in studio. Arriva dopo l'acclamato x&y. L'album è composto da dieci canzoni:

Life in techincolor

Cemeteries of London

Lost!

42

Lovers in Japan/Reign of love

Yes

Viva la Vida

Violet hill

Strawberry swing

Death and all his friends

Le peculiarità di questo nuovo album sono innanzitutto un uso  quasi ossesivo dei cori e un wall of sound creato tramite tappeti di violini o percussioni, certi afflati orientalieggianti percepibili soprattutto in canzoni tipo "yes".

Si può dire che questo sia un ottimo album, che ci propone un pop rock d'autore a cui i quattro inglesi ormai ci hanno abituati. ottima come al solito la voce di Chris Martin, che, insieme alle sonorità chitarristiche di Johnny Buckland,  crea il vero trademark della band.

 Come al solito la critica si dividerà tra chi considera i Coldplay una band non particolarmente originale che continua a riproporre sempre lo stesso sound e chi invece li considera una delle band più importanti apparse sualla scena negli ultimi album.

Per quanto riguarda il mio modesto parere, penso che i Coldplay, come altre band ad esempio gli ultimi R.e.m., effetivamente non siano particolarmente innovativi o almeno non come altre band tipo i Radiohead, ma sappiano comunque proporci sempre un pop rock di altissimo livello cosa che nel mondo discografico d'oggi non è affato scontato.

Il mio consiglio è quindi quello di ascoltare quest'album senza troppe paranoie, sicuri di ascoltare comunque dell'ottima musica. Se invece siete dei neofiti della band, il mio consiglio è quello di partire da album molto più belli ed impegnativi ad esempio Parachutes o Rush of blood to the head. Veramente ottimi. 

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categoria:musica, cultura, attualità
domenica, 15 giugno 2008

Oggi è  il ventennale della morte di uno dei più grandi disegnatori, fumettisti o per meglio dire artisti contemporanei italiani. Sto ovviamente parlando di Andrea Pazienza, creatore di personaggi indimenticabili quali, Zanardi, Pompeo, Pentothal e tanti altri. Pazienza è stato importante per il fumetto in generele perchè ha saputo interpretare benissimo lo spirito del suo tempo, cioè i conflitti sociali che attraversavano l'Italia negli anni settanta. La forza delle storie scritte da Andrea Pazienza non sono state subito capite dalla critica che, in Italia come nel resto del mondo hanno sempre considerato il fumetto come un'arte povera e non paragonabile  al letteratura. Solo dopo la sua morte, avvenuta il quindici giugno 1988 a causa di overdose, si è iniziato a capire veramente la profondità e lo spirito delle opere del Paz.

Comunque, credo che la cosa migliore da fare, al di là delle parole retoriche che possono essere usate per ricordare il Paz sia quello di andare a rileggere le sue opere o ancora meglio, per chi non lo conoscesse, scoprirle. Solo così si potrà comprendere la grandezza e la complessità di quest'artista a tutto tondo.

ZANARDI

POMPEO

ZANARDI E PENTOTHAL

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categoria:cultura, fumetti, attualità
sabato, 07 giugno 2008

Jan Dix è la nuova miniserie edita dalla Bonelli, scritta e disegnata da Carlo Ambrosini (già autore di Napoleone sempre edito dall'editore milanese). Il protagonista di questa nuova opera è un critico d'arte che lavora per il Rijksmuseum di Amsterdam. Nella sua prima avventura avrà a che fare con uno strano caso di falsi, o no?, di Vermeer (autore del celebre dipinto "la ragazza con l'orecchino di perla").

Quello che si può dire su questo numero iniziale, è che Ambrosini non si discosta molto da quello che ci aveva già fatto vedere con Napoleone, l'autore predilige ambientazioni insolite (Ginevra per Napoleone, Amsterdam per Dix) e ammanta i suoi protagonisti di una grigia normalità. Molto ben definiti, come al solito, i comprimari che in questo caso sono: Annika, immancabile fidanzata del protagonista, il giudice Hilman e Gherrit assistente del nostro eroe.

Purtroppo quello che manca in questa, come nelle altre miniserie prodotte dalla Bonelli (eccezion fatta per Volto Nascosto), è la voglia di osare, di discostarsi da quello che ormai è diventato il marchio di fabbrica, per cui un po' tutte le serie sono uguali. Per questo motivo non si capisce perchè si è optato per le miniserie se non c'era la volontà da parte dell'editore di promuovere veramente prodotti innovativi che riuscissero a tirar fuori il fumetto italiano dalle secche in cui ormai da troppi anni si trova. L'unica seria motivazione  per cui si è deciso di inaugurare le mini in casa Bonelli è solo quella di contenere al massimo le perdite, ma si capisce che su queste basi non si può fare tanta strada, almeno di non accontentarsi dell'ennesima ristampa di Tex.

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categoria:cultura, fumetti, attualità
lunedì, 02 giugno 2008

VIVA L'ITALIA!

VIVA LA REPUBBLICA!

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categoria:attualità
domenica, 01 giugno 2008

GOMORRA

IL DIVO

Ho deciso di unificare le recensioni di questi due film perchè da tutta la stampa sono stati assunti ad emblema della rinascita del cinema italiano e sono stati,giustamente, entrambi premiati all'utlima Mostra del cinema di Cannes.

Non so se si può parlare di una nuova corrente del cinema italiano, perchè le due opere di Garrone e Sorrentino sono molto diverse tra di loro pur trattando entrambe di fatti molto attuali.

Un minimo comun denominatore tra le due opere è sicuramente Toni Servillo, quello che io considero,senza paura di smentita, il più grande attore italiano vivente. La sua bravura, che gli amanti del cinema già avevano potuto apprezzare in film come "Le conseguenze dell'amore" o "La ragazza del Lago", è data soprattutto dal suo ecclettismo che gli permette di passare da personaggi estremamente diversi tra loro. Ne il Divo è uno spettacolare Andreotti.

Questa comunque si conferma un'ottima stagione per il cinema italiano che oltre alle opere di Garrone e Sorrentino ha visto  uscire sullo schermo tanti altri bei film, ad esempio Bianco e Nero della Comencini o Tutta la vita davanti di Virzì o Caos Calmo con Moretti. speriamo che il trend continui.

Gomorra è un film tratto dall'omonimo romanza di Roberto Saviano, da cui il regista ha estrapolato sei storie di camorra che si intersecano tra di loro. E' un film girato quasi come un documentario in cui i personaggi parlano il minimo indispensabile e a cui non è data la minima giustificazione moralistica. Per certi versi mi ha ricordato le ultime due opere di Gus Van Sant, Elephant e Paranoid Park, proprio per l'asciuttezza e la mancanza di discorsi moralistici che connotano il film.

Il Divo, invece,è un film fortemente simbolico, in cui la vita politica e non di Giulio Andreotti viene presa come paradigma del potere dalla sua formazione alla sua inevitabile corruzione. Per questo motivo vi sono alcune scene che hanno del grottesco e del surreale (ad esempio la gente che balla a casa di Cirino Pomicino). Credo che quello che il regista abbia voluto sottolineare con questa sua opera sia il fatto che chi giunge al potere, anche se motivato da buoni proprositi, viene comunque corrotto perchè alla fine si limiterà a compiere atti atroci solo per mantenerlo. Insomma il potere per il potere. Per questo è molto significativo il dialogo tra Andreotti e Scalfari.

Insomma sono entrambi film che chiunque si definisca amante del cinema non può assolutamente perdere.

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categoria:cultura, film, attualitÃ